Domandi andiamo a vederci una poesia

Di John Giorno

Forse il problema è che oggi i poeti non bastano più. Quelli che vogliono farsi leggere devono fare qualcos’altro oltre a scrivere e pensare. Siamo nell’era del 2.0, i poeti mandano sms, scrivono su Twitter, poi su Facebook, gli specialisti si fanno addirittura un blog 😉 Il taccuino lo abbiamo dimenticato in soffitta. Impolverato lo era da già da un pezzo.
Sin dagli anni ’60 i poeti avevano a preso a scrivere con le luci a neon, gli slogan pubblicitari, sui muri delle stazioni di tutte le città.
Uno dei padri della poesia tridimensionale (che per esistere necessita di un’istallazione, di un supporto, o comunque di un nuovo mezzo per essere comunicata) John Giorno, verrà esposto da domani per un mese alla Nicole Klagsbrun Gallery, Chelsea 24esima strada, New York. Assieme a lui ci sono anche un 25enne, Oscar Mourillo, e una 30enne, Brie Ruais, titolo di tutto: Movement in three parts.
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Bene, compratevi il nuovo album degli Shins

E saltate una sera il cinema. Ne vale la pena.

Quasi amici

Sarà che il biglietto l’ho pagato 2 euro e 50. Sarà che il cinema è a cinque metri dal mio buen ritiro (sono convalescente di E. Coli, niente Brooklyn per un pochino), sarà che Yann Tiersen suona le musiche sotto, ma Quasi amici, buon film francese senza la mollezza e la retorica dei galli, vince il premio 2012. Tanta vita tanti sorrisi tante emozioni tante lacrime, in una vita che rimane sempre e comunque un tumolo di merda.

 

 

L’Europa non finisce mai

Anche perché quando sembra che sta per terminare, comincia l’America.

Europe Endless, Kraftwerk.

Inside Fukushima, per non dimenticare

Inside Fukushima – Dentro Fukushima from yri abe on Vimeo.

Erano le 6.46 del mattino in Italia. Sono passati 12 mesi dall’11 di marzo.
Da allora il mondo non è più lo stesso. Si è capito che l’uranio, il plutonio e compagnia cantante, è meglio lasciarli  lì dove sono.
Sarebbe poi il caso di smetterla di fare i radical chic vantandosi che “noi andiamo a energia pulita nucleare a basso costo”.
Il consumo (inteso come consumismo) ha un prezzo e va pagato per intero. Senza sconti. La Terra, con la T maiuscola se vuole fare uno starnuto se ne frega dei nostri entusiasmi futuristici e delle manie di onnipotenza. Se solo si gratta la schiena, come si’è visto, ci alza uno tsunami di 20 metri e ci manda tutti al creatore.

(grazie Yri, grazie Pio)

Mi sono innamorata

Lui si chiama ketorolac. Dagli amici si fa chiamare anche toradol. Una bomba.

Tra amore e incesto al Theatre lab, NYC

Al centro della scena c’è un grande cuore fatto di filo. Un filato di iuta pulita e molto spessa. Il cuore, non quello di San Valentino, quello dei libri di anatomia, sembrava una delle borse realizzate all’uncinetto dalle nonne. Un borsone bello grande.
E dai ventriloqui di destra e di sinistra, grande circolazione e piccola circolazione, partivano arterie e vene di iuta intelate pure loro.

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Resurrezioni

Che si fa quando quelli della flora batterica sono tutti morti? Enterogermina, riso e dieta povera di alcol non funzionano.

Neutrini e similari

CI avrei scommesso che la storia dei neutrini era una puttanata.

Credit crunch: reputazione italica in casa Chase, parte prima

Stamattina succede questo: entro in una filiale della Chase bank di Chelsea a Manhattan, e dico tutta convinta: “ciao sono italiana voglio aprire un conto da voi”.
Sicché arriva di corsa il direttore della banca con un sorriso a 55 denti, e mi fa “ciao mi chiamo Papalonicus, sono greco, italia-grecia (e mi fa il verso) mediterraneo vicine amiche”.
E poi aggiunge “cara vita, non abbiamo esperti di banche italiane qui oggi, ma di certo la sportellista brigitta potrà aiutarti. Lei è specializzata in sistemi bancari portoghesi, greci e turchi”.
Ecco, devo dire che non mi è parso un buon segno per la reputazione bancaria italiana all’estero. Brigitta in effetti non faceva altro che parlarmi di come funzionavano i bancomat in Portogallo, gli scoperti in Grecia, i bonifici in Turchia.

Nosei Basquiat Mary Boone, il pettegolezzo continua

Nell’era dei blog, megavideo, piratebay, utorrent acta facta de facta, rintracciare l’origine di uno scritto non è cosa semplice. Non c’è mica un libro con una copertina rigida che ti dice chi ha scritto cosa. Ti imbatti un post curato da un tipo che si firma col nome di un vitigno. E non sai se è autografo, se è una citazione, se è finzione o realtà.


Annina Nosei, gallerisa romana che ha fatto il bello e il cattivo tempo nella New York dell’arte che conta tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e Jean Michel Basquiat, artista pittore maledetto, di buona famiglia, di quelli che a 14 anni legge libelli di filosofia ma che finisce a fare il clochard a Union Square a causa di una complicated relationship col papà. Lei lo scopre, lei gli dà i soldi lei gli chiede di dipingere dipingere che poi assieme, promette, faranno il colpaccio. Lui dipinge dipinge, nel frattempo si droga si droga, e si accorge che Mary Boone, gallerista, ed Andy Warhol, quello delle Campbell Soup, si facevano venire la bava alla bocca per i suoi lavori. Nulla da dire. Sarebbe successo anche a me.

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Carnevale a New York

San Valentino celebrato da settimane a Times Square con un super cuore di luci rosa.

Mi pare che nel vecchio  continente oggi sia Carnevale. Non nel nuovo, nell’emisfero boreale, intendo. Questo perché alla fine gli americani sono coerenti. Se dicono noi pagani, consumismo a manetta, dollarozzi, mc donalds, vuol dire che in effetti ci si maschera solo il 31 ottobre, natale esiste in nome del dio shopping, e per san valentino ci si prepara due settimane prima.
Ma questo 21 febbraio è un sacco di altre cose  qui al 698 di Flushing Avenue. E’ un mese prima dell’inizio della primavera due mesi e due giorni da quando ho smesso d fumare, tre settimane da quando ho riattivato il blog. Passando da una media di 20 a una di 200 click al giorno. Eppure non ho fatto nulla di buono per meritarmeli 😉 Falsa modestia. Grazie tutti.