Yes I am: E’ caccia al carnefice

YES I AM. Non solo un titolo: una dichiarazione al mondo. Come quando a lezione di inglese, all’appello con la mano alzata, rispondevamo Here I am, Io sono qui. O come quando Barack Obama ha lanciato la sua campagna elettorale anti-Bush, affermando, con determinazione: Yes We Can. Sì noi possiamo.
L’opera di teatro che urla al mondo, SI’ IO SONO, debutterà all’Elfo Puccini di Milano il prossimo 30 ottobre. E replicherà ogni sera fino al 4 di novembre (qui il link che rimanda alla pagina Facebook)
Il giovane bello scugnizzo che ha ideato la performance – Alessandro Rugnone, 28 anni non ancora compiuti – è una di quelle rivelazioni del teatro italiano che non so quanti premi di miglior attore ha già portato a casa, nella sua Bagheria. Da due anni, tra un palcoscenico e un altro, lavora a una trasformazione. Privata. Ma di un senso universale. Che ha riversato in questo lavoro.
Non vuole, per scaramanzia o per creare il giusto grado di pathos che fa tanto bene a un’opera contemporanea nuova, rivelarne i contenuti. Ma qualcosa siamo riusciti a farci raccontare.

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Sapessi come è strano essere tossica dipendente di Milano

Sapessi com’è strano
Tu che sei di Tokyo io di Milano
Amarmi tra la gente che lavora
Non facendo niente qui a Milano
Sapessi com’è strano
Essere tossica dipendente di Milano
Bucarsi tra la gente che ti guarda e dice:
sto deficiente è di Milano
quand’è che vado in Inghilterra
quand’è che me ne vado dalla terra per
Milano
Sposami sai bene
Cambia il mio nome in Ariele di Milano
Tu sei l’amore bellissimo come sei tu
Sapessi com’è strano
Aspettare il tram qui a Milano
Io faccio dei ponteggi
Non mi piacciono le leggi di Milano
C’è anche San Vittore
Disintossicami dal panettone di Milano
Sono nata in un brefotrofio
Sono nata perché ero di troppo per Milano
Tu sei l’amore bellissimo
Come sei tu qui a Milano

De figarum naturae

Detto paesano: “la sfiga e’ assenza di figa”

Ponte Vecchio, Firenze

Ecco una bella foto.

 

Io vivo nel Panier

La mia mansarda potrebbe trovarsi benissimo nel Panier a Marsiglia, o a Lavapies a Madrid. Lungo la Brick Lane a Londra o sulla Berford Ave, a Brooklyn. E invece sta qua. Galleggia nel cuore di questo accampamento romano che divide lo Stato Vaticano dal Regno delle due Sicilie.
Eppure anche qua, io dipingo dentro e il rumeno ride e beve birra fino all’alba, fuori. Di giorno, col sole allo zenith, la donna vecchia tira fuori lo sgabello e
Sciacqua i lupini. bimbi bianchi portano stufi paletta e secchiello nella macchina di mamma’, bimbi neri corrono allegri dalla parte opposta con un secchione di acqua sporca. Anche qui gli umani parlano di balcone in balcone e per certi di essi basta la tivu’ del vicino. A terra e’ selciato. I tramonti sono rosa. qualcuno sta friggendo le cipolle. E i gatti ti guardano stupiti.

Regalo di un amico: foto alla gelateria Berlusconi, Polonia

E’ stata scattata qualche giorno fa ad Olsztyn. E quello slogan in basso a destra vuol dire più o meno “originale gelato italiano”

De Bello Olimpico

“Delle diciassette medaglie finora conquistate nell’ambito della Campagna di Londra, sette provengono dagli spadaccini, cinque dai tiratori scelti e una dagli arcieri. Era dai tempi delle guerre puniche che l’Italia non forniva una prova simile di virtù militari. Non che la cosa inorgoglisca particolarmente il pacifista che è in me”. Massimo Gramellini, La Stampa, 7 agosto 2012

Aveva 10 anni più di me

Avrebbe compiuto oggi 43 anni. Elliott Smith. E’ morto per quel maledetto male di vivere. Che a noi ci lascia annaspare nella merda. Questa è Waltz#(hashtag)2.

Italiani brava gente. Previdente e generosa, soprattutto

Treno milano roma 4 agosto, 2mila milioni di vagoni, 20mila milioni di passeggeri, qualche cane. A un certo punto il capotreno chiede se per caso qualcuno c’ha un aulin… Che lui non ce l’ha.

Con la formaldeide nel cervello

Ho la formaldeide nelle narici, nel cuore, nei polmoni; gli occhi di donne troppo vecchie per vivere col mal di denti nei ricordi; le immagini vivide delle camere mortuarie nel cervello. E allora per quale cazzo di motivo non dovrei tornarmene a brooklyn dove tutto sembrava non morire mai?

Al Pac va in scena vossignoria La noia

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Allora io al Pac, padiglione di arte contemporanea a Milano, per vedere la mostra di Elad Lassry, ci sono stata. Mi sento di dire a chi l’avesse mancata: dormite pure sereni. L’opera di questo giovanissimo israeliano con passaporto americano (classe 1977) rivelazione della Biennale di Venezia 2011, vale pure la pena di non essere vista.
Dai manifesti con cui hanno tappezzato la citta’ meneghina sembrava una filiazione del lavoro del russo Tsykalov (l’arte del voltastomaco). Invece no. Solo un po’ di manierismo pulito di carne cruda – il russo – zebre – Maurizio Cattelan – e Realismo fotografico vintage degli anni ’70 -Cindy Sherman.
Ci sono diverse fotografie, meravigliose cornici (che il curatore Alessandro Rabottini ha definito “elementi che rafforzano l’ambiguita’ tra forma e oggetto”), stupende soluzioni cromatiche. Punto. Ci sono i cristalli su sfondo rosso con cornice rossa. C’e’ la donna col cappello verde e la bottiglia di acqua Perrier su sfondo verde. Ci sono alcune carte da parati con asterischi e altre figure geometriche. Un uomo con quattro occhi che sono il risultato di un copia e incolla di Photoshop (e mi e’ parsa l’opera piu’ originale) alcuni pensili di legno, altri in plastica marrone, fino alla bottiglia di latte accerchiata da tre costine di vitello (o maiale, non saprei) e due uova. E, attenzione, si parla di nuova immagine. E’ vero che Lassry sa fare belle foto, eleganti collage di ritagli di giornali, ottimi fotoritocchi di riflessi inesistenti – roba da Photoshop livello 1 – ma non sfonda il muro del senso. Non c’e’ nessun elemento nuovo, ne’ provocazione, ne’ denuncia, ne’ sovvertimenti di qualche codice comunicativo, o lettura sociale. Niente di niente. Ecco ora insultatemi pure. per non aver colto il suo valore artistico.