Anche perché quando sembra che sta per terminare, comincia l’America.
Europe Endless, Kraftwerk.
Anche perché quando sembra che sta per terminare, comincia l’America.
Europe Endless, Kraftwerk.
Inside Fukushima – Dentro Fukushima from yri abe on Vimeo.
Erano le 6.46 del mattino in Italia. Sono passati 12 mesi dall’11 di marzo.
Da allora il mondo non è più lo stesso. Si è capito che l’uranio, il plutonio e compagnia cantante, è meglio lasciarli lì dove sono.
Sarebbe poi il caso di smetterla di fare i radical chic vantandosi che “noi andiamo a energia pulita nucleare a basso costo”.
Il consumo (inteso come consumismo) ha un prezzo e va pagato per intero. Senza sconti. La Terra, con la T maiuscola se vuole fare uno starnuto se ne frega dei nostri entusiasmi futuristici e delle manie di onnipotenza. Se solo si gratta la schiena, come si’è visto, ci alza uno tsunami di 20 metri e ci manda tutti al creatore.
(grazie Yri, grazie Pio)
Lui si chiama ketorolac. Dagli amici si fa chiamare anche toradol. Una bomba.
Al centro della scena c’è un grande cuore fatto di filo. Un filato di iuta pulita e molto spessa. Il cuore, non quello di San Valentino, quello dei libri di anatomia, sembrava una delle borse realizzate all’uncinetto dalle nonne. Un borsone bello grande.
E dai ventriloqui di destra e di sinistra, grande circolazione e piccola circolazione, partivano arterie e vene di iuta intelate pure loro.
Continua a leggere “Tra amore e incesto al Theatre lab, NYC”
Che si fa quando quelli della flora batterica sono tutti morti? Enterogermina, riso e dieta povera di alcol non funzionano.
CI avrei scommesso che la storia dei neutrini era una puttanata.
Stamattina succede questo: entro in una filiale della Chase bank di Chelsea a Manhattan, e dico tutta convinta: “ciao sono italiana voglio aprire un conto da voi”.
Sicché arriva di corsa il direttore della banca con un sorriso a 55 denti, e mi fa “ciao mi chiamo Papalonicus, sono greco, italia-grecia (e mi fa il verso) mediterraneo vicine amiche”.
E poi aggiunge “cara vita, non abbiamo esperti di banche italiane qui oggi, ma di certo la sportellista brigitta potrà aiutarti. Lei è specializzata in sistemi bancari portoghesi, greci e turchi”.
Ecco, devo dire che non mi è parso un buon segno per la reputazione bancaria italiana all’estero. Brigitta in effetti non faceva altro che parlarmi di come funzionavano i bancomat in Portogallo, gli scoperti in Grecia, i bonifici in Turchia.
Nell’era dei blog, megavideo, piratebay, utorrent acta facta de facta, rintracciare l’origine di uno scritto non è cosa semplice. Non c’è mica un libro con una copertina rigida che ti dice chi ha scritto cosa. Ti imbatti un post curato da un tipo che si firma col nome di un vitigno. E non sai se è autografo, se è una citazione, se è finzione o realtà.

Annina Nosei, gallerisa romana che ha fatto il bello e il cattivo tempo nella New York dell’arte che conta tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e Jean Michel Basquiat, artista pittore maledetto, di buona famiglia, di quelli che a 14 anni legge libelli di filosofia ma che finisce a fare il clochard a Union Square a causa di una complicated relationship col papà. Lei lo scopre, lei gli dà i soldi lei gli chiede di dipingere dipingere che poi assieme, promette, faranno il colpaccio. Lui dipinge dipinge, nel frattempo si droga si droga, e si accorge che Mary Boone, gallerista, ed Andy Warhol, quello delle Campbell Soup, si facevano venire la bava alla bocca per i suoi lavori. Nulla da dire. Sarebbe successo anche a me.
Continua a leggere “Nosei Basquiat Mary Boone, il pettegolezzo continua”

Mi pare che nel vecchio continente oggi sia Carnevale. Non nel nuovo, nell’emisfero boreale, intendo. Questo perché alla fine gli americani sono coerenti. Se dicono noi pagani, consumismo a manetta, dollarozzi, mc donalds, vuol dire che in effetti ci si maschera solo il 31 ottobre, natale esiste in nome del dio shopping, e per san valentino ci si prepara due settimane prima.
Ma questo 21 febbraio è un sacco di altre cose qui al 698 di Flushing Avenue. E’ un mese prima dell’inizio della primavera due mesi e due giorni da quando ho smesso d fumare, tre settimane da quando ho riattivato il blog. Passando da una media di 20 a una di 200 click al giorno. Eppure non ho fatto nulla di buono per meritarmeli 😉 Falsa modestia. Grazie tutti.
Nell’era dei blog, megavideo, piratebay, torrent, acta, facta de facta, rintracciare l’origine di uno scritto non è cosa semplice. Non c’è mica un libro con una copertina rigida che ti dice chi ha scritto cosa. Ti imbatti un post curato da un tipo che si firma col nome di un vitigno. E non sai se è autografo, se è una citazione, se è finzione o realtà.
Annina Nosei, gallerisa romana che ha fatto il bello e il cattivo tempo nella New York dell’arte che conta tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e Jean-Michel Basquiat, artista pittore maledetto, di buona famiglia, di quelli che a 14 anni legge libelli di filosofia ma che finisce a fare il clochard a Union Square a causa di una complicated relationship con papà. Lei lo scopre, lei gli dà i soldi, lei gli chiede di dipingere dipingere che poi assieme, assicura, faranno il colpaccio. Lui dipinge dipinge, nel frattempo si droga si droga, e si accorge che Mary Boone, gallerista, ed Andy Warhol, quello delle Campbell Soup, si facevano venire la bava alla bocca per i suoi lavori. Nulla da dire. La bava sarebbe venuta anche a me.
Lui però, droga oggi droga domani, un po’ distrugge un po’ porta via i quadri alla Nosei e li piazza in casa Mary. La Nosei si incazza. E qui la storia diventa mito. Ognuno la racconta a modo suo. Nosei vittima, Basquiat manipolato, Mary Boone la buona, oppure Nosei la stronza, Basquiat dorgato, Mary Boone la stronza.

Continua a leggere “Nosei, Basquiat, Mary Boone: Il pettegolezzo continua”
Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.
Continua a leggere “Rudavsky come Méliès: se l’eclettismo funziona”
Ora giuro che mi faccio doccia e vado al lavoro. Ma prima volveo mostrarvi 5/6 di cosine di Brookyln:
1) Se vai all’agenza delle entrate di Fulton trovi questo cartello all’ingresso. Non si sa mai.
2) Le automobili come quelle di Pimp my Wheels ci sono per davvero.

Continua a leggere “Da Pimp my Wheels al divieto di pistola (è Brooklyn, bellezza)”